Un posto per chi prova a capire perché ama male, si racconta male e a volte si salva peggio.

Entrare in casa mia, a guardarla bene, è già una discreta introduzione a questo blog. Non serve che mi presenti troppo: basta fermarsi un attimo davanti alla libreria.
Da una parte ci sono Jung, i simboli, l’inconscio, il desiderio. Libri che non consolano, ma spiegano. Quelli che smontano le storie che ci raccontiamo e, con una certa eleganza, ti fanno notare che no, non sei sfortunato: sei coerente. Coerente nel scegliere sempre qualcosa che, in un modo o nell’altro, ti assomiglia nel punto sbagliato.
Dall’altra parte c’è Harry Potter, ma non in modo vago, decorativo, da nostalgico dell’ultima ora. No. Ci sono diciassette libri, due edizioni complete e, in mezzo, pure la bacchetta, messa lì con la naturalezza inquietante di chi evidentemente non considera affatto strano avere una bacchetta in salotto. E questa cosa, più che infantile, è rivelatrice. Perché non parla solo di affetto per una saga: parla di una fedeltà all’incanto che non si è lasciata sfrattare nemmeno dopo tutta la lucidità accumulata.
In mezzo, più o meno, c’è questo blog.
Perché a un certo punto della vita inizi a vedere le cose con più chiarezza. Capisci che certe dinamiche si ripetono, che quello che chiami intensità a volte è solo familiarità col danno, che alcune scelte non sono così casuali come ti piaceva pensare. Inizi a dare un nome alle cose, a leggere, a osservarti. Diventi più lucido.
E lì si apre il vero bivio.
Da una parte c’è il cinismo: elegante, intelligente, protettivo. Ti fa sembrare uno che ha capito tutto e non si farà fregare più. Dall’altra c’è qualcosa di molto meno di moda e molto più scomodo: continuare a lasciare aperto uno spiraglio. Non per ingenuità, ma perché vivere senza più credere in niente funziona, sì, ma assomiglia un po’ troppo a una resa.
Questo blog nasce qui, in quella terra di mezzo poco elegante in cui si capisce parecchio, si guarisce meno di quanto si sperasse e, nonostante tutto, non si ha ancora voglia di trasformarsi in una persona che si vanta di non credere più a niente.
Qui non troverai la versione ordinata dell’essere umano. Non troverai nemmeno quella edificante. Qui si parla di relazioni, sì, ma anche di tutto quello che ci gira intorno e spesso ci frega meglio: il modo in cui ci leghiamo a ciò che ci somiglia nel punto sbagliato, il talento quasi artistico con cui chiamiamo “intensità” ciò che più semplicemente ci destabilizza, la fedeltà commovente con cui torniamo dove abbiamo già capito che non c’è niente da raccogliere, se non materiale per un altro crollo ben argomentato.
Mi interessano le crepe, ma non per esporle in vetrina con una bella lucina sopra. Mi interessa quel punto preciso in cui una persona capisce di essersi raccontata male, amata male, difesa male, e decide almeno di diventare un po’ più onesta. Non necessariamente migliore. Già onesta sarebbe un progresso straordinario.
Per questo qui non troverai frasi da tazza, assoluzioni rapide, né quel tono da pronto soccorso emotivo in cui dopo tre respiri, due confini sani e un generico “lavora su di te” dovremmo uscire tutti spiritualmente ristrutturati. Magari. Sarebbe comodissimo. Ma purtroppo la psiche non collabora, il desiderio ancora meno, e il cuore ha la pessima abitudine di non rispettare quasi mai quello che l’intelligenza ha già capito.
Quello che troverai qui, semmai, è un tentativo: guardare meglio. Guardare meglio i rapporti, le illusioni, le difese, le nostalgie sbagliate, le attrazioni sospette, le recite eleganti, i punti in cui ci tradiamo da soli un attimo prima di dare la colpa agli altri. E magari, nel frattempo, salvare qualcosa. Non per forza l’innocenza, che spesso è la prima a rompersi. Non la favola, che spesso si rompe male. Ma almeno un po’ di verità.
Se sei arrivato qui per farti rassicurare, temo che il vino sia finito e il reparto carezze sia chiuso. Se invece sei arrivato qui perché certe cose le hai viste anche tu, perché hai capito che il problema non è solo chi incontriamo ma anche il modo in cui ci consegniamo, allora accomodati.
Hogwarts sta ancora sulla mensola, in duplice copia, come ogni ossessione seria merita. Jung pure. Il casino è perfettamente organizzato.